Le regioni a rischio zona rossa o arancione da lunedì sono dodici

Oggi l’ordinanza del ministro Speranza che porterà i territori nelle aree a maggiori restrizioni dall’11 gennaio. La prossima settimana il Dpcm e/o il decreto legge che prolungherà la stretta almeno fino a fine mese. E si lavora allo stato d’emergenza fino al 31 luglio Oggi l’ordinanza del ministro della Salute Roberto Speranza che porterà alcune regioni in zona arancione (o, con meno probabilità, rossa) a partire dall’11 gennaio. La prossima settimana il Dpcm e/o il decreto legge che prolungherà le restrizioni almeno fino a fine gennaio se non fino a metà febbraio. E poi lo stato d’emergenza da decretare entro il 31 gennaio con scadenza fine marzo o, più probabilmente, fine luglio. Il percorso legislativo del governo Conte per questa fase dell’emergenza coronavirus è tracciato e comincerà dopo la pubblicazione, attesa per il pomeriggio, del report dell’Istituto Superiore di Sanità e del ministero sulla situazione della pandemia in Italia e i giornali pronosticano che alcune regioni potrebbero finire direttamente in zona rossa. Intanto Giuseppe Ippolito  direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le Malattie infettive Spallanzani di Roma, ad Agorà su Rai3 ha le idee chiare: “Noi abbiamo riavuto un ‘picchetto’ tra il 30 dicembre e 2 giorni fa… Abbiamo aumentato del 30% il numero dei positivi e questo è l’effetto della grande riapertura e forse di qualche stravizio natalizio”.

Le 12 regioni a rischio zona rossa o arancione 

Le regioni che rischiano nuove restrizioni sono in tutto dodici. All’ultimo tra le candidate spunta la Sicilia perché ieri sera il Comitato Tecnico Scientifico Regionale ha dopo le due riunioni di ieri e oggi già definito la relazione da dare al governatore Nello Musumeci, in considerazione dell’alto tasso di contagi degli ultimi giorni nell’isola. Secondo il Cts siciliano la fascia arancione non sarebbe in grado di proteggere abbastanza la popolazione dal virus. Il confronto, nel Comitato tecnico scientifico, si è aperto ieri pomeriggio ed è terminato qualche ora fa, presenti ieri anche gli assessori regionali all’Istruzione Roberto Lagalla e alla Salute Ruggero Razza. Ieri si è riunita la giunta regionale: “Al vaglio del governo Musumeci – si legge in una nota della Presidenza della Regione – ci sono misure restrittive che si rendono necessarie in considerazione dell’ andamento del contagio sul territorio siciliano”. Nell’ultimo report, quello relativo alla settimana tra 21 e 27 dicembre, la situazione dei territori era questa: 

  • tre Regioni – Calabria (1.09), Liguria (1.07) e Veneto (1.07) – avevano in base all’ultimo monitoraggio un Rt superiore all’1 anche nel valore inferiore e, dunque, in caso di mantenimento del dato, si collocherebbero automaticamente in zona arancione;
  • altre 3 – Basilicata (1.09), Lombardia (1) e Puglia (1) – superavano l’Rt 1 nel valore medio e anche queste potrebbero essere arancioni;
  • rischiano anche l’Emilia-Romagna, il Friuli-Venezia Giulia e le Marche, che sfioravano l’Rt 1 (rispettivamente 0.98, 0.96 e 0.99), e la Sardegna, che aveva un Rt a 0.78 ma era classificata a rischio non valutabile – equiparato a rischio alto – poiché non aveva trasmesso i dati completi, e a sorpresa il Lazio, che ha un indice di trasmissione di poco sotto l’1.

Ieri intanto il bollettino della Protezione Civile ha certificato 18020 positivi, in calo rispetto al giorno prima (20.331) con 121.275 tamponi effettuati (55mila meno di ieri). È sempre il Veneto la Regione più colpita (+3.596), seguito dalla Lombardia (+2.799); ma il tasso di positività è al 14,8%, tre punti e mezzo sopra quello di mercoledì quando era all’11,3%. L’Agenas, l’agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali, ieri ha fatto sapere che 9 regioni hanno superato la soglia di allerta (30%) per i posti occupati in terapia intensiva (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Piemonte, Bolzano, Trento, Puglia, Veneto) e sempre 9 sono quelle in cui invece è stata superata la soglia d’allerta del 40% dei posti nei reparti ospedalieri (Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Piemonte, Bolzano, Trento, Veneto). Numeri aggiornati al 6 gennaio, ai quali si somma un altro dato fondamentale, quello relativo all’incidenza dei casi sul totale della popolazione. L’ultimo dato disponibile indica un’incidenza di 135 su 100mila abitanti ed è relativo al 29 dicembre ma, dice la stessa cabina di regia, “potrebbe essere sottostimato per il basso numero di tamponi effettuati nei giorni festivi”. E, in ogni caso, è ben lontano da quei 50 casi ogni 100mila abitanti che sono la soglia limite per il ripristino del contact tracing.

Cosa ci sarà nel nuovo Dpcm e nel decreto legge del 16 gennaio

Da zona gialla a zona rossa passando per l’arancione?

Oggi è l’ultimo giorno di zona gialla perché il decreto legge 1/2021 del 5 gennaio ha deciso che da domani tutta Italia sarà in zona arancione per il week end. E il Corriere della Sera scrive oggi che sono in bilico per finire nelle aree con maggiori restrizioni non solo la Sicilia (che comunque ci arriverebbe in base a un’ordinanza regionale), ma anche il Veneto, la Calabria e la Sicilia. Per i cittadini di queste regioni si tratterebbe di un record, visto che passerebbero in tre giorni dal giallo al rosso passando per l’arancione. Sempre secondo il quotidiano Lazio e Liguria sono tra giallo e arancione. Toscana, Friuli-Venezia Giulia, Molise e Campania dovrebbero rimanere in giallo. 

In fascia rossa resterà la deroga che consente a due persone, con figli minori di 14 anni al seguito, di uscire per andare a trovare amici e parenti una sola volta al giorno. 

Alcune regioni sembrano rassegnate alle nuove restrizioni: “Abbiamo il 31 per cento di occupazione dei posti di terapia intensiva e oltre il 40 di quelli nelle altre specialità. – ha detto ieri l’assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna Raffaele Donini secondo quanto riporta Il Messaggero – Come è evidente la situazione non è a rischio, ma penso che sia corretto il posizionamento in arancione. Tra l’altro, questo è un meccanismo che penalizza che resta giallo, lo stiamo vedendo con il Veneto. Forse andrebbe rivisto». Della stessa opinione è l’assessore alla Sanità della Puglia, il professor Pier Luigi Lopalco: “Sì, la classificazione in giallo non funziona, i cittadini non fanno attenzione perché psicologicamente si illudono che non vi siano problemi e sono meno prudenti e il contagio sale”. La Puglia ha l’Rt puntuale appena sopra 1 (e dunque rischia l’arancione, ma anche qui come in Veneto potrebbe mantenere la fascia inferiore se si considera l’intervallo di confidenza).

La zona gialla rafforzata nel nuovo Dpcm (o nel decreto legge)

Anche secondo Repubblica ci sono regioni che rischiano il rosso invece dell’arancione a partire da lunedì 11 gennaio. Le dieci Regioni che la scorsa settimana avevano un Rt sopra lo 0,9, visto che tutti stanno peggiorando, rischiano di entrare in arancione. Si tratta di Basilicata, Calabria, Emilia-Romagna, Friuli, Liguria, Lombardia, Marche, Puglia, Sicilia, Veneto. Anche Molise ed Umbria, secondo il quotidiano, potrebbero spostarsi di zona. La zona rossa invece la rischiano Veneto, Marche e Liguria. Ma soprattutto, secondo il quotidiano nel Dpcm del 15 gennaio potrebbe essere rinnovato il sistema della zona gialla rafforzata adottata in questi giorni.

Anche nelle realtà locali di quel colore si vieterebbero quindi gli spostamenti fuori Regione e le visite ai parenti in più di due persone e una volta al giorno. Soprattutto, per il mese o due di validità del decreto, sarebbero riproposti i weekend arancioni.

E il Comitato Tecnico Scientifico pensa di utilizzare un nuovo indicatore per classificare le Regioni, quello dell’incidenza, cioè del numero dei casi ogni 100mila abitanti. Se è alto, al di là di quanto vale l’Rt o del rischio, la Regione finirebbe direttamente in zona rossa. Intanto l’Italia si prepara al fine settimana in arancione. In tutto il paese non ci si potrà spostare fuori dal proprio comune di residenza, salvo da quelli con popolazione non superiore ai 5mila abitanti e per una distanza non superiore a 30 chilometri dai relativi confini, con esclusione in ogni caso degli spostamenti verso i capoluoghi di provincia. Saranno chiusi i bar e i ristoranti, mentre restano aperti i negozi e sarà possibile andare una sola volta al giorno a trovare amici e parenti, nel limite di due persone oltre ai minori di 14 anni, nell’ambito del proprio comune. Per evitare che vengano aggirati i divieti, il capo della Polizia Franco Gabrielli ha dato disposizioni affinché ci siano “articolati e mirati servizi” di controllo lungo le principali strade e i nodi di trasporto. 

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