La coalizione di centrosinistra rischia di morire sul nascere

Da sinistra, Benedetto Della Vedova; Enrico Letta e Carlo Calenda in conferenza stampa al termine di un incontro presso i Gruppi Parlamentari a Roma 2 agosto 2022. ANSA/CLAUDIO PERI

Restano pochi giorni per presentare simboli e liste, ma il clima è più teso che mai. L’accordo tra Azione e Pd scricchiola: l’apertura di Letta a Sinistra Italia, Europa Verde e Di Maio potrebbe fare crollare tutto. Cosa sta succedendo Poco meno di due mesi, tanto manca alle elezioni del prossimo 25 settembre dalle quali nascerà il nuovo Governo. Molto meno è però il tempo a disposizione dei partiti per definire le alleanze: hanno appena una manciata di giorni per chiudere gli accordi e decidere con quali assetti e volti presentarsi agli elettori. Il centrosinistra è in affanno. Le prove di coalizione non vanno nel verso giusto. Scricchiola già l’intesa Azione-Pd cioè Calenda-Letta. Il primo boccia le ambizioni del secondo di allargare la coalizione ad altri partiti, come Sinistra Italiana, Europa Verde, ma anche a Di Maio ed altri ex grillini. Gli “ambasciatori” dei partiti lavorano h24 nelle retrovie per tentare di ridurre le distanze. Pubblicamente è tutto un rincorrersi di tweet, messaggi, post, interviste, frecciatine, risposte e controrisposte. Il tempo però stringe. Poche ore per decidere se stare insieme o no. Calenda chiede al Pd di fare chiarezza. Sinistra Italiana prende tempo: “Quarantotto ore per fare le nostre valutazioni”, ma chiede al Pd di fare altrettanto.

Uno dei punti da cui Calenda non vuole cedere è l’agenda Draghi che invece deve essere rivista per Sinistra Italiana ed Europa. “Tutti i giorni vedo dichiarazioni di Bonelli e Fratoianni contro l’agenda Draghi. Se questa è la loro posizione il Pd dovrà decidere se vuole mantenere l’accordo firmato con noi oppure stravolgerlo, oppure di buttare dentro tutto il contrario di tutto… Ma questo avrebbe un problema con noi”, scrive Calenda.

“Agenda Draghi? Non esiste. Lo ha detto Draghi stesso. Povero Calenda, deve correre in cartoleria a comprarsene un’altra. Noi intanto lavoriamo per un’Italia più giusta e più verde”, la risposta su Twitter del segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni. “Invito Calenda alla saggezza e all’equilibrio, se no comincio a pensare che stia lavorando per indebolire il fronte democratico e favorire il centrodestra”, le parole di Angelo Bonelli.

Nella bagarre prova a fare da pontiere Dario Franceschini, che richiama alla calma. “Carlo Calenda e Nicola Fratoianni fermatevi! Ci aspetta una sfida molto più grande dell’interesse dei nostri partiti: evitare che l’Italia finisca in mano a una destra sovranista e incapace. Per iniziarla e vincerla occorre rispettarci a vicenda e accettare le nostre diversità” scrive su Twitter il ministro della Cultura.

Calenda però non sembra disposto a mediare: “Dario, il terzismo alla ‘volemose bene’ con noi non funziona. Avete firmato un patto. Nato, rigassificatori, equilibrio di bilancio, revisione rdc, agenda Draghi. Dall’altro lato c’è una dichiarazione al minuto contro tutto questo. Chiarite. Decidete. Punto”. 

Il monito di Draghi: “Nuvole all’orizzonte”

Chi vincerà le elezioni avrà bisogno di compattezza per gestire una situazione socio economica che si annuncia non facile. Il premier Draghi, nella conferenza stampa di ieri indetta per spiegare il decreto Aiuti bis, ha parlato di “nuvole all’orizzonte”. “Soprattutto – le parole di Draghi – a causa della crisi energetica, dell’aumento del prezzo del gas e anche, in generale, di un rallentamento significativo nel resto del mondo, le previsioni sono preoccupanti per il futuro. Quindi siamo andati molto bene, tra l’altro le previsioni terribili che venivano fatte all’inizio dell’anno sono state smentite dai fatti. Adesso dobbiamo prepararci ad affrontare il terzo e il quarto trimestre. Però non bisogna sottacere i problemi che già abbiamo oggi, cioè il carovita, l’inflazione, l’aumento del prezzo dell’energia e anche l’aumento dei prezzi di altri materiali, di altri beni, le difficoltà nell’approvvigionamento, il precariato che è ancora molto diffuso e – naturalmente – anche l’incertezza politica che è non è solo nostra ma è geopolitica, cioè le crisi che abbiamo nel resto del mondo”. 

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