Gentiloni e Draghi, il bluff di Renzi e i numeri di Conte che non convincono il Quirinale

Italia Viva ha gettato sul tavolo due nomi di peso per sostituire il premier dimissionario a Palazzo Chigi. Il reincarico oggi è più lontano anche perché i contiani, soprattutto al Senato, sono tutt’altro che una certezza

Le consultazioni al Quirinale termineranno solo nel tardo pomeriggio di domani ma lo scenario che va dipingendosi al Capo dello Stato è più che mai cristallino: la costruzione di un nuovo governo sarà molto più dura sia del primo governo Conte, quando fu chiamato da homo novus a garante del patto 5 stelle – Lega, sia del Conte bis, quando fu Matteo Renzi il vero traghettatore dell’impossibile accordo Pd-5stelle. Ora infatti i rapporti di forza in Parlamento sono tutt’altro che netti e per Mattarella sarebbe un vero azzardo affidare il reincarico al premier dimissionario senza che il gruppo dei ‘contiani’ al Senato possa crescere di numero. 

È in questo scenario che ora Italia Viva fa circolare l’ipotesi di un ticket di governo che vede Paolo Gentiloni richiamato a lasciare il posto da commissario europeo (all’economia, incarico difficile da mantenere. Ndr) per poter sedere da premier a Palazzo Chigi con Mario Draghi al posto di Roberto Gualtieri a via XX settembre.

L’impossibile governo Gentiloni-Draghi

Chiariamolo fin da subito: la velina di Matteo Renzi è una manovra tattica perché Draghi non ha mai dato alcuna disponibilità, né tantomeno Gentiloni che ha ormai da tempo rotto ogni rapporto con l’ex premier. Non solo: sostituire Gentiloni a Bruxelles dove ricopre il prestigioso quanto difficile ruolo di commissario agli affari economici, non sarà di certo semplice né tanto meno scontato visto i complessi rapporti di forza che sono stati siglati tra i leader europei al momento della designazione della commissione guidata da Ursula Von Der Leyen.

Allora perché Italia Viva ha gettato sul tavolo l’ipotesi di un governo Gentiloni-Draghi? Nel gergo calcistico si potrebbe parlare senza problemi di melina, ma lo scenario è semplice: per ottenere un incarico da Mattarella Conte necessita della non opposizione dei renziani, da figurarsi in un appoggio esterno alla riedizione del patto M5s-Pd-Leu con la stampella del neonato gruppo messo insieme da Tabacci (è invece dato per improbabile un rientro di Italia Viva in maggioranza dopo le frizioni col partito democratico).

Cosa farà quindi Renzi? L’ex premier ha negato di opporsi ad una permanenza di Conte a Palazzo Chigi ma nel colloquio con Mattarella sarà esplicitata la richiesta di discontinuità, sopratutto nei contenuti. È la macchia sul “curriculum” di Conte è quel esplicito no alla richiesta di accedere ai prestiti del Mes sanitario. 

Tutto nelle mani dei renziani

Tutto nelle mani dei renziani? Sì per un certo verso. E sicuramente la tensione comincia a giocare brutti scherzi vista la sequela di uscite incoerenti di Italia Viva. Prima l’enews in cui Renzi sostiene che non è stata Italia Viva ad aprire la crisi, seguito dal video in cui si rivendica le ragioni della crisi di governo. Manca poco per vedere il bluff: se ipotizzare un ticket Gentiloni-Draghi è un gioco di fantagoverno, è ovvio che senza un reincarico a Conte per Mattarella si aprirebbe la strada di cercare figure di cotale autorevolezza per uscire dall’empasse proprio nell’anno in cui all’Italia spetta la presidenza del G20 (il vertice è previsto per il prossimo 30 e 31 ottobre) e il nostro Paese sarà chiamato a presentare i propri progetti di gestione dei fondi del Recovery plan, il più grande investimento comunitario dai tempi del piano Marshall. 

Oggi la bussola della crisi di governo punta chiaramente verso un governo tecnico. Per Conte è quasi impossibile trovare i numeri al Senato, anche perché (e sono questi gli stessi dubbi del Pd e del Quirinale) come si potrà portare avanti un governo autorevole se per ogni provvedimento si dovesse restare appesi ai voto di senatori come Vitali, eletto con Forza Italia e che in 24 ore è passato dal manifesto sostengo a Conte prima di svegliarsi e declamare il proprio rientro tra le file della opposizione di centrodestra.

Il piano B di Mattarella

Venerdì Mattarella potrebbe affidare al presidente della Camera Roberto Fico un mandato esplorativo, che concludendosi con un probabile nulla di fatto lascerebbe spazio a un nuovo governo con una nuova maggioranza e senza Conte. Da Forza Italia sono arrivate rassicurazione su una possibile “maggioranza Ursula” sulla falsa riga dell’accordo raggiunto a Bruxelles. Con un presidente del Consiglio tecnico e un esecutivo di alto livello che – allora sì – potrebbe prevedere anche Draghi. 

Read Previous

Scuola, la raccomandazione di De Luca: i genitori possono scegliere la DAD

Read Next

Babà al rum dolce intramontabile e sempre molto apprezzato

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: