“Nel porto di Salerno una società di servizi illeciti”, 87 indagati 100 capi d’imputazione

Gli investigatori l’hanno definita “una società di servizi illeciti” che operava all’interno del Porto di Salerno. Comportamenti ricostruiti da un’indagine della Guardia di Finanza, con il coordinamento della Procura di Salerno e che, all’alba di oggi, ha fatto scattare l’operazione “Tortuga”. I militari delle Fiamme Gialle hanno eseguito 69 misure cautelari (39 arresti domiciliari, 21 divieti di dimora, 9 misure interdittive dall’esercizio della professione, pubblico ufficio e pubblico servizio). In particolare il provvedimento è stato emesso nei confronti di 17 funzionari doganali, 6 funzionali sanitari, 22 spedizionieri doganali, 10 operatori portalu, 2 avvocati, un dipendente amministrativo in servizio presso la Procura della Repubblica di Salerno, un militare della Guardia di Finanza, 10 soggetti privati. Nell’inchiesta risultano coinvolte, nel complesso, 87 persone per un totale di circa 100 capi d’imputazione. Le Fiamme Gialle, inoltre, hanno eseguito 84 perquisizioni nelle province di Salerno, Napoli, Avellino e Caserta.

Gli indagati dovranno rispondere, a vario titolo, di peculato, corruzione, traffico internazionale di rifiuti e ricettazione, accesso abusivo a sistema informativo e rivelazione di segreto di ufficio, falso in atto pubblico, traffico di influenze illecite, favoreggiamento personale, commessi tutti nell’area portuale salernitana.

Le indagini hanno inizialmente avuto origine ad aprile 2018 da una segnalazione dell’Olaf, l’ufficio europeo antifrode, relativa ad un sospetto contrabbando di tabacco per narghilè, in transito per il porto di Salerno e apparentemente destinato in Marocco. Gli accertamenti investigativi effettuati attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali audio/video all’interno degli uffici doganali, hanno consentito di accertare come il transito, riguardante oltre 5 tonnellate di tabacchi lavorati esteri, era giunto solo apparentemente negli spazi doganali per la successiva esportazione. Con il coinvolgimento di funzionari doganali, infatti, era stato fittiziamente registrato in uscita dall’Ufficio doganale di Salerno dove era stato immesso illecitamente sul mercato con un’evasione dei diritti doganali stimata in oltre un milione e 200mila euro.

Gli approfondimenti investigativi hanno consentito di accertare gravi indizi di colpevolezza nei confronti del direttore ad interim e del vicedirettore dell’ufficio delle Dogane di Salerno che, insieme ad altri funzionari doganali, hanno posto in essere condotte omissive per eludere le indagini. Nel corso delle indagini, inoltre, la Procura di Salerno ha riscontrato accordi corruttivi finalizzati alla predisposizione di controlli fittizi sulle merci sottoposte a verifica, sia dal punto di vista amministrativo che da quello sanitario.

Nel corso dell’inchiesta sono state riscontrate anche plurime azioni predatorie commesse su merci allocate in container, da sottoporre a controllo doganale. Il tutto è stato documentato grazie alle immagini estrapolate dalle telecamere installate all’interno della sala verifiche. In poco tempo sono stati 53 gli episodi di illecita appropriazione di merci e di generi di consumo commessi.

Prezioso è risultato il contributo dato dalla Direzione Centrale Antifrode e Controllo dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli di Roma che ha partecipato all’esecuzione della misura nei soli confronti dei propri dipendenti.

Gli investigatori hanno accertato anche un traffico internazionale di rifiuti per condotte riconducibili a due spedizionieri doganali e a 7 soggetti di etnia africana interessati alle spedizioni con conseguente sequestro di oltre 60 tonnellate di rifiuti, speciali e non, nonché di oltre 1000 pannelli fotovoltaici e di circa 100 accumulatori di energia elettrica di provenienza furtiva e destinati al continente africano.

Sono emersi, inoltre, gravi indizi di colpevolezza nei confronti di due avvocati del foro di Salerno e di un dipendente del Ministero della Giustizia per illecito accesso ai sistemi informatici e divulgazione di dati riservati relativi al procedimento penale per acquisire informazioni non autorizzate nell’interesse dei funzionari doganali che temevano di essere coinvolti nelle indagini in corso.

Ulteriore condotta illecita è stata contestata ad un militare della Guardia di Finanza che, in concorso con un funzionario doganale, risulta aver attestato fittiziamente il rientro di merci temporaneamente esportare, in realtà mai transitate nel porto di Salerno.

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