Battipaglia, comitato e associazioni alla Sindaca: “Chiuda lo STIR. Ora!”

Dopo la presa di posizione della sindaca Cecilia Francese di rendere meno morbidi e più pragmatici i rapporti istituzionali con la Provincia di Salerno e con la Regione Campania, il comitato civico-ambientalista Battipaglia dice “NO” e le associazioni Civica Mente e Cittade hanno indetto una conferenza stampa congiunta per una chiara e diretta richiesta, indirizzata proprio all’Amministrazione Comunale.

È Raffaele Petrone, portavoce del comitato, che spiega: “Il 28 ottobre di quest’anno la Provincia di Salerno ha autorizzato per altri sei mesi lo stoccaggio temporaneo e speciale della FUTA.” Tuttavia, alla delibera è allegato un verbale di sopralluogo effettuato dai Vigili del Fuoco presso l’impianto di trattamento meccanico biologico, più comunemente conosciuto come TMB e/o STIR, che è “pesantissimo” – come definito da Petrone.

Sopralluogo allo STIR: le criticità

Il verbale spiega come per lo stabilimento in questione fosse stato rilasciato nel 2017 il CPI (Certificato di prevenzione incendi), sulla scorta di un parere secondo il quale era necessario “installare impianti antincendi con intervento automatico laddove il carico di incendio risultasse superiore a 80 Kg/mq o di installare impianti rivelazione incendi nel caso detto carico risultasse superiore a 50 Kg/mq“.

I capannoni interessati accolgono 17.000 metri cubi di FUTA, a cui “corrisponde un carico di incendi di superiore 2400 mj/mq, ossia 130 Kg/mq. Questi capannoni non sono dotati né di impianti antincendi né di impianti rivelazione incendi. Secondo il rapporto dei caschi rossi, inoltre, i capannoni di raffinazione – che al momento contengono circa 3000 metri cubi di FUTA in cumuli, non rispetterebbero le modalità di deposito previsti, ossia con la presenza di 8 cassoni in ferro da 24 metri cubi. Ad aggravare la situazione ci pensa la fossa di ricezione dei rifiuti, che è interessata da un danneggiamento di alcuni pannelli, a causa degli eccessivi quantitativi presenti che – si legge dal report – “strabordano i volumi disponibili della fossa“. Come se non bastasse, la piazzola esterna – quella a ridosso dell’area del capannone adibito a pressatura – è stata adibita a deposito di circa 2500 balle di FST (frazione tritovagliata, che come spiega Petrone è “altamente infiammabile“) imballata con film plastico. Tale deposito, sottolineano i Vigili del Fuoco, è piuttosto volumetrico e, in caso di incendi, renderebbe difficoltoso l’eventuale estinzione di principi di incendi, che è “un’ulteriore criticità anche in considerazione della mancata predisposizione di idonei apprestamenti antincendi dedicati a protezione della stessa area“.

All’esito del sopralluogo i caschi rossi hanno inteso rendere necessario il superamento delle anomali e delle diverse difformità presenti, da effettuarsi entro 45 giorni dalla data di ricezione (i 45 giorni sono già scaduti n.d.r.). Inoltre:

  • Le aree di stoccaggio in area coperta non potranno contenere rifiuti superiori a 2000 metri cubi, ma come sottolinea Petrone – “ve ne sono 20.000“. Tra le diverse aree di stoccaggio devono essere previste corsie con funzione di fasce tagliafuoco.
  • L’area di stoccaggio scoperta, costituita da balle, deve essere limitata al massimo da 3000 metri cubi e, commenta ancora Petrone, ce ne sono 10 volte tanto“.
  • La compartimentazione delle aree di stoccaggio di rifiuti, sia scoperte che coperte, dovrà avvenire mediate sistemi di protezione passiva, come murature, new jersey in cemento armato ed altri materiali efficaci con un’altezza minima di due metri, tali da assicurare il confinamento di un eventuale incendio.

Infine, dal rapporto, “si evidenzia che, qualora detta documentazione non venga prodotta nei tempi sopraindicati, l’attività sarà da intendersi come non autorizzata ai fini antincendio e pertanto il titolare sarà obbligato ad avviare una nuova Segnalazione Certificata di Inizio Attività (S.C.I.A.).

La richiesta alla Prima Cittadina

Nonostante la Provincia adoperi l’art. 191 del D.Lgs 152/2006 secondo il quale possono essere emesse “ordinanze urgenti per consentire il ricorso temporaneo a speciali forme di gestione dei rifiuti“, che spiega così la proroga di 180 giorni; tuttavia specifica la stessa ordinanza che deve essere garantito un “elevato livello di tutela della saluta e dell’ambiente“. È proprio che su quest’ultimo punto che Petrone ribadisce la propria posizione e la sua perplessità: “Nell’Ordinanza viene che la società in house deve assicurare il pieno rispetto della normativa antincendio, in particolare a tutte le prescrizioni fissate dal Comando dei Vigili del Fuoco di Salerno. Di quest’ultima disposizione non se n’è accorto nessuno” – ironizza Petrone.

Poi la richiesta: “Vogliamo fare la guerra alla Provincia, d’accordo. Ne siamo felici. Il sindaco di Battipaglia in questo momento ha in mano un cannone: noi gli chiediamo semplicemente di usarlo. Siamo in una situazione di palese irregolarità, a meno che in questi 30 giorni lo Stir sia stato messo in regola, sia diventato meglio di Zurigo, bravi loro. Noi chiediamo al sindaco di Battipaglia di chiudere lo Stir.”

Fonte : www.zerottonove.it

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